Concessioni balneari, il governo ci ritenta contro la Bolkestein

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L’intenzione sarebbe quella di varare un piano per aggirare la  famosa direttiva che per il momento l’Italia non ha ancora recepito. In cantiere una proroga fino al 31 dicembre 2025 mentre nel frattempo l’esecutivo dovrebbe rivedere la mappature delle spiagge, come chiesto da Bruxelles.Situazioni che potrebbero avere una svolta negativa in caso di deferimento dell’Italia davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea

Dopo l’evidente “flop” dello sciopero di due ore dello scorso 9 agosto, il governo tenta di ricorrere ai ripari con il varo di possibili soluzioni contro l’applicazione della direttiva Ue Bolkestein.Tra le ipotesi al vaglio dell’esecutivo ci sarebbe anche una proroga secca di tutte le concessioni fino al 31 dicembre del 2025 nel tentativo di guadagnare tempo contro quanto  già deciso da tempo dall’Europa. Come è ormai noto, da gennaio 2025, dovrebbero infatti partire le gare, aperte anche a operatori europei, e scadrà la proroga della sospensione disposta dal governo per tutto il 2024. Intanto come è noto, il Consiglio di Stato con diverse sentenze intanto ha dichiarato illegittime le proroghe delle vecchie concessioni. Di fronte a tale scenario il governo Meloni tenterebbe ancora a trovare una soluzione a favore di chi detiena da tempo la gestione dei suoli demaniali, sebbene all’orizzonte si prefigurano multe salate e procedura d’infrazione per il nostro Paese. Secondo quanto anticipato da Il Sole 24 Ore, il piano del governo, dopo aver rivisto la mappatura delle coste (da adottare con decreto del presidente del Consiglio entro il 30 aprile 2025) sarebbe quello di prorogare le concessioni fino al 31 dicembre 2027, nelle Regioni in cui le spiagge libere risultano inferiori al 25%; mentre in quelle in cui la quota di spiagge libere è superiore al 25%. la proroga si estenderebbe fino al 31 dicembre 2029. Secondo il cronoprogramma, solo alla scadenza di queste date le vecchie concessioni sarebbero messe a gara. La bozza di questo piano dovrebbe essere sottoposta alla Commissione europea. Nel caso in cui il dpcm con la mappatura rivista non dovesse vedere la luce entro il termine previsto, i Comuni dovrebbero comunque iniziare le gare entro il 31 agosto 2025 e, per consentire l’espletamento della procedura, resterebbe in piedi solo la proroga “tecnica” fino al 31 dicembre 2025. Quanto alla prelazione e agli indennizzi, secondo il piano anticipato da Il Sole 24 Ore gli attuali titolari di concessione potranno esercitare un diritto di prelazione: in caso di mancanza di altre offerte, la concessione verrebbe prolungata di 7 anni; nel caso in cui ci siano invece più candidati, i Comuni dovrebbero avviare le gare ma gli attuali concessionari potrebbero esercitare una seconda prelazione, accettando le stesse condizioni dell’offerta risultata vincente. Nel caso di perdita della concessione in seguito alla gara, i vecchi titolari avrebbero comunque diritto a un indennizzo da determinare con una perizia asseverata. Nel frattempo, si ragiona anche su un possibile aumento dei canoni concessori nell’ordine del 10%. Tutte situazioni quindi da vagliare e sottoporre a Bruxelles un confronto che tuttavia potrebbe interrompersi in caso di deferimento dell’Italia davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea. Nei mesi scorsi la Commissione ha inviato un parere motivato all’Italia, come atto preliminare prima del deferimento alla Corte di Giustizia Ue. Stando alle leggi europee, con il parere motivato Bruxelles fissa una scadenza entro la quale lo Stato membro ha il dovere di conformarsi al diritto dell’Unione (nel caso dei balneari, alla direttiva Bolkestein appunto). Se lo Stato membro non si adegua entro la scadenza fissata, la Commissione può adire la Corte di Giustizia dell’Unione europea ai sensi dell’articolo 258 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue).

Intanto, di fronte a tali tira e molla non ci stanno le opposizioni, per Angelo Bonelli , portavoce AVS: “il governo Meloni si accinge a varare un decreto per approvare una proroga alle concessioni demaniali che è contro il diritto europeo. Questa è la destra che tutela i privilegi e che ha barato sulla lunghezza della costa italiana aumentandola di 3mila km portandola da 8mila a 11mila. l’incidenza media del canone sul fatturato di uno stabilimento non supera l’1,2-1,3% e, in molti casi, arriva appena allo 0,3-0,4 per cento” Su tale punto esemplificativo il giudizio della Corte dei Conti ,per la quale i canoni attualmente imposti non risultano, in genere, proporzionati ai fatturati conseguiti dai concessionari attraverso l’utilizzo dei beni demaniali dati in concessione, con la conseguenza che gli stessi beni non appaiono, allo stato attuale, adeguatamente valorizzati. “Ancora una volta –  ha dichiarato infine Bonelli – questo Governo tutela i privilegi e vuole privatizzare le ultime spiagge libere. Per Riccardo Magi di Più Europa prorogare le attuali concessioni balneari a tutto il 2025 e intanto far ripartire la farsa della mappatura sarebbe una prepotenza tipicamente italica rispetto a tutti gli altri paesi europei che hanno applicato la legge, l’ennesimo favore a una corporazione che sta tenendo in ostaggio il demanio pubblico. Risulterà  esserci oltre il 25% di spiagge libere, le gare verranno fatte nel 2027; dove invece le spiagge libere risulteranno essere meno del 25%, si va avanti con l’attuale status quo fino al 2029 e poi si vedrà. In effetti sottolinea poi Magi  si tratterebbe  di una vera e propria beffa agli italiani, al diritto europeo, all’erario e all’ambiente. Più Europa si opporrà presentando   nel ddl concorrenza un emendamento per mettere a gara subito le concessioni balneari: serve chiarezza, servono liberalizzazioni e serve tutelare e aumentare le poche spiagge libere rimaste in Italia. – 14 agosto 2024

Fonte: Fanpage,Il sole 24 Ore
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