Baby gang e violenza tra giovanissimi con famiglia e istituzioni latitanti

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Un fenomeno ormai dilagante a cui bisogna porre rimedio. Bene il fatto che una parte della società si ribelli a tale situazione, ma sicuramente la parte da protagonista spetta alle Istituzioni e alla famiglia, che in primis dovrebbero fare un mea culpa a causa di anni di lassismo e di forte egoismo

Ormai quelle delle aggressioni e sempre più spesso tragici eventi che vedono coinvolti i nostri giovani,e che non si limitano soltanto alle grandi  città come Napoli. Di recente anche a Sorrento si è registrata una violenta e vergognosa aggressione ad un ragazzo da parte di suoi coetanei. Ciò sta a significare che oltre allo spritz time  anche la violenza a buon mercato è diventata di moda. Secondo gli esperti,il fenomeno delle gang, delle violenze e delle aggressioni giovanili, fino a giungere alle derive che purtroppo ci riporta la cronaca, probabilmente trovano radice  nello scenario attuale privo di codici forti e contrassegnato dalla latitanza della famiglia, della società e senz’altro delle istituzioni, sempre più disorientate. Bisogna inoltre sottolineare che in contesti meno violenti, come può essere un territorio quale la penisola  sorrentina, la violenza fisica spesso cede il passo a quella psicologica. Ma  entrambi i tipi di violenza , in particolar modo tra i giovani,hanno la stessa matrice e la medesima finalità, ovvero la sopraffazione e l’annullamento dell’altro. La violenza fisica riguarda di più la vita reale, quella psicologica è più visibile nel mondo virtuale ma è pesantemente presente anche nella quotidianità reale. Entrambe nascono dalla difficoltà di stare in relazione con qualcun altro.  In entrambi i casi , in una società che ancora si definisce “moderna”, dove sia le istituzioni e soprattutto la famiglia sono latitanti e delegano semmai ad altri l’educazione  dei nosti giovani,registrando in tal modo  una forte e oggettiva difficoltà nel proporre e far condividere determinate regole ,i media e con essi i social rappresentano sempre più un punto di riferimento dove trovarsi a condividere determinati atteggiamenti come quello, dilagante tra le nuove generazioni ,dell’onnipotenza.Per arginare la violenza, secondo gli addetti ai lavori,  “non serve incrementare l’azione repressiva, poiché da sola non basta. Spesso i giovani si rendono conto della gravità dell’atto commesso e delle pene soltanto a reato compiuto. Occorre puntare su un’azione di prevenzione selettiva e primaria, coinvolgendo gli attori sociali, le famiglie e le scuole. Serve un quadro normativo più incisivo nei suoi aspetti preventivi e formativi, capace di fornire strumenti utili per tutti i protagonisti dell’humus dove cresce e si forma il giovane. Le generazioni future rischiano di crescere e vivere in una società dove i riferimenti valoriali ed affettivi vengono cercati sui social, dove esprimono la propria comunicazione emotiva, non cercandola più nella famiglia. Così facendo aumentano ancor di più la distanza con i propri genitori, sempre più distratti dai loro compiti di ruolo”.

Tuttavia, bene il fatto che una parte della società, quella che ancora crede che ci sia una via d’uscita, si ribelli a tale situazione,inziando a scendere in piazza ,come sabato prossimo a Napoli, ma sicuramente la parte da protagonista spetta alle Istituzioni e alla famiglia, che in primis dovrebbero fare un mea culpa a causa di anni di lassismo e di forte egoismo. – 05 novembre 2024 – salvatorecaccaviello

 

foto di repertorio
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